Privatizzare e crescere

La politica della Banca centrale europea ha dato un grosso sollievo al nostro debito pubblico. Lo spread dei Btp è sceso di 300 punti base ed è sotto il livello dei Bonos spagnoli sempre rispetto ai Bund tedeschi. Ma ciò consente di guadagnare tempo, non di risolvere il problema. Nel 2011 il rapporto debito/pil è arrivato al 120,1 per cento, con un aumento di oltre un punto sul 119 per cento del 2010. Ciononostante l’obiettivo del deficit di bilancio del 4,3 per cento è stato sensibilmente superato perché il consuntivo è del 3,9 per cento.
8 AGO 20
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La politica della Banca centrale europea ha dato un grosso sollievo al nostro debito pubblico. Lo spread dei Btp è sceso di 300 punti base ed è sotto il livello dei Bonos spagnoli sempre rispetto ai Bund tedeschi. Ma ciò consente di guadagnare tempo, non di risolvere il problema. Nel 2011 il rapporto debito/pil è arrivato al 120,1 per cento, con un aumento di oltre un punto sul 119 per cento del 2010. Ciononostante l’obiettivo del deficit di bilancio del 4,3 per cento è stato sensibilmente superato perché il consuntivo è del 3,9 per cento. Quel che non ha funzionato è stata la crescita, che è stata solo dello 0,4 per cento mentre nel 2010 era stata dell’1,8 per cento. A metà 2011 la stima di crescita del pil era dell’1 per cento. Se davvero ci fosse stata, il rapporto debito/pil a fine 2011 si sarebbe fermato al 119,5. E se la crescita fosse stata quella dell’anno precedente, il rapporto sarebbe sceso sotto il 119. Questa considerazione mostra quanto sia importante la crescita del prodotto interno lordo per la riduzione di questo fardello. Il nuovo Patto fiscale europeo ci obbliga a diminuire di un 5 per cento all’anno l’eccesso del rapporto debito pil rispetto al livello del 60 per cento. Si tratta di 60 punti. Il 5 per cento di essi ammonta a tre punti percentuali. Di conseguenza nel 2013, dovremmo ridurre il rapporto fra debito pubblico e pil del 3,6 per cento al 117,4 e nel 2014 di circa il 3,4 per cento al 114 per cento.
L’impegno a ridurre costantemente il debito ha una sua logica, anche se il parametro non è costruito in modo altrettanto logico, perché comporta uno sforzo maggiore all’inizio che genera un grosso impatto deflazionistico che poi man mano si attenua. Ciò induce a considerare che oramai c’è una stringente necessità di misure antirecessive per frenare la riduzione del pil del nuovo Patto fiscale e avviare, per tempo, il ritorno alla sua crescita con percentuali non inferiori all’1 per cento annuo.

Diversamente c’è il rischio di un avvitamento della nostra economia sotto il peso di impegni di bilancio sproporzionati e di un incancrenimento del problema del debito pubblico. La politica monetaria espansiva non convenzionale della Bce serve per la crisi di liquidità, non per la soluzione delle questioni strutturali. A questo fine serve calibrare operazioni di privatizzazioni connesse a riduzioni del debito.